Margaret Morris (10.3.1891- 29.02.1980) fu una ballerina, coreografa, pittrice e insegnante inglese.
Margaret Morris, via The Library Time machine’s scrapbook.
Portò avanti la sua passione per la danza sin dalla tenera età, rigettando i duri precetti e le regole imposte dalla danza classica tradizionale. Tra le posizioni forzate, gli en-dehors delle anche, Margaret si sentiva oppressa. Il movimento, quello vero, doveva nascere da una spinta di libertà del corpo. La tecnica era sicuramente fondamentale, ma mancava qualcosa nella danza classica che Margaret riuscì a trovare nella visione di Isadora Duncan e nella sua Rivoluzione del Movimento.
Nel 1909 conobbe Raymond Duncan, fratello della più celebre ballerina, che le insegnò le sei posizioni classiche della tradizione Greca. Queste divennero la base per i suoi movimenti e le sue coreografie, tanto da portarle un certo successo di critica e pubblico: a soli ventun anni la stampa la acclamò come la “prima donna attrice e manager”.
Margaret realizzò balletti, costumi di scena, dipinti, spingendo la sua creatività sempre un passo oltre quello che ci si aspetterebbe.
Ma fu nel 1917, con un progetto innovativo, che Margaret trovò una vocazione profonda. Nacque la prima summer school del paese e qualche anno dopo, nel 1922, nacque la prima scuola educativa dove le materie classiche venivano integrate da uno studio mirato della danza, della recitazione e della musica. Tra gli altri corsi previsti vi erano la pittura, il design, l’improvvisazione, la scrittura creativa di poesie e saggi, lo studio delle parole e gli aspetti più tecnici di organizzazione di una messa in scena.
Margaret pubblicò diversi libri per parlare della sua idea di movimento, che con il tempo integrò allo studio della fisioterapia.
Celebri sono le “Margaret Morris’ Mermaids”, le studentesse della summer school, che durante le gite al mare sulla spiaggia di Harlech, vennero immortalate in varie posizioni coreografiche di rara bellezza, emblema della filosofia di Margaret che conciliava la danza con l’educazione fisica più ampia e che credeva il movimento una fonte di benessere da poter portare avanti a tutte le età.
Margaret Morris’ Mermaids, 1920, From the Harris and Ewing collection, Library of CongressMargaret Morris’ Mermaids, 1920, From the Harris and Ewing Collection, Library of CongressWomen dancing on Harlech Beach, video still from Miss Margaret Morris and her Merry Mermaids, BFI Newsreel.
Danzando le giovani donne sembrano riprendere movimenti catturati dalla fantasia di un pittore. Significativo il collegamento con il famoso quadro di Matisse.
Henry Matisse, The Dance, 1910, Hermitage, Saint PetersburgMargaret Morris’ Mermaids, 1920 c.a., credit unknown.Margaret Morris’ Mermaids, 1920 c.a., credit unknownMargaret Morris’ Mermaids, 1920 c.a., From the Harris and Ewing collection, Library of congress
Per esplorare ulteriormente le coreografie e la bellezza dell’arte di Margaret, ecco alcuni link utili dove è possibile visionare filmati originali del tempo:
Madeleine Vionnet nacque nel 1876 e già dall’età di 11 anni cominciò il lavoro di sarta che le avrebbe garantito un futuro brillante.
Nel 1893 trovò lavoro nella Maison Vincent a Parigi divenendo Première solo due anni dopo. Nel frattempo si era sposata e aveva avuto una figlia. Infelice del risultato ottenuto e per niente adatta alla vita classica e convenzionale di madre di famiglia, partì per l’Inghilterra dove divorziò dal marito. La bimba morì in un incidente solo un mese dopo l’arrivo a Londra. Qui intraprese diversi lavori che la videro impegnata sempre nel mondo del cucito, finché tornò a Parigi con l’inizio del nuovo secolo.
Al tempo si stava sviluppando una nuova corrente di pensiero che proponeva una riforma dell’abbigliamento femminile in favore di un modello ispirato all’abito alla greca. Le donne cominciavano a stancarsi degli stretti corsetti e delle imposizioni pompose che fino ad allora avevano regnato in tutta Europa.
Nello stesso periodo inoltre, una giovane ballerina e artista di nome Isadora Duncan cominciava a danzare a piedi scalzi indossando una tunica che le permetteva movimenti ampi. La riforma stava cominciando ad espandersi e anche se non sappiamo con certezza quanto influì sullo stile di Vionnet, sappiamo che ne fu in qualche modo pilastro portante.
A Parigi lavorò per diverse case di moda e nel 1907 realizzò una collezione di abiti innovativi, ispirati alle performance della stessa Duncan.
Propose un nuovo modello di abito femminile privo del famoso busto, commentando:
“Io stessa non ero mai stata capace di sopportare corsetti, quindi perché mai avrei dovuto infliggerli alle altre donne?”
ed escogitando nuove tendenze che di lì a poco divennero chic e in voga.
Nel 1912 aprì il suo primo atelier dove potè di fatto coronare le sue idee e realizzare abiti innovativi e moderni e al tempo stesso comodi e pratici.
Finanziata da Germaine Lillaz, Madeleine fu protagonista assoluta di una storia di donne, per le donne, per la loro cultura, la loro creatività e la loro bellezza. L’emancipazione che realizzò grazie a Madame Lillaz, fu un punto cardine della sua filosofia di moda e di vita, anticipando quella che sarebbe diventata ben presto una rivoluzione sociale a tutti gli effetti.
Non abbiamo molte informazioni in merito ai modelli dei primi anni della maison, sappiamo solo che l’ispirazione del tempo era il kimono orientale che affascinava le giovani donne e sembrava pratico e confortevole non solo per passare le giornate in casa, ma anche per uscire all’aria aperta.
Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale che la vide costretta a chiudere l’atelier e rifugiarsi a Roma, aprì una nuova società.
Da questa nuova avventura, cominciata dopo lunghi e tormentati anni di battaglia e morte, nacque una delle innovazioni più moderne e popolari del secolo: l’abito in sbieco.
Negli anni ’20, quando gli uomini erano impegnati sul fronte bellico, le donne avevano preso parte alla vita sociale e collettiva in maniera diversa. Per la prima volta avevano avuto la possibilità di lavorare, di aiutare e di diventare più emancipate che mai. Curare feriti, guidare automobili, fabbricare munizioni richiedeva un abbigliamento pratico e comodo, nulla a che vedere con quanto si indossava in passato. I corsetti vennero nascosti negli armadi, lontani dalla vista, le gonne si accorciarono abbandonando la loro lunghezza plateale in favore della praticità, i capelli si portavano ora corti per potersi dedicare ad altro, mettendo in secondo piano la seduzione e la bellezza.
Dove Chanel aveva proposto un modello maschile, Vionnet rimase fedele allo sguardo femminile che apprezzava tanto.
Ritornò all’abito mediterraneo, su ispirazione Greca, lavorando il tessuto senza tagliarlo secondo le forme del corpo, ma montandolo in modo che potesse seguirle e abbracciarle in maniera autonoma.
Il primo modello fu composto da quattro quadrati di tessuto utilizzati in diagonale e sospesi alle spalle con uno spigolo per ciascuno. Quattro cuciture tenevano insieme il tutto e una cintura annodata in vita rappresentava l’accessorio finale. Il risultato era una sorta di chitone greco con una caduta semplice e nuova che aderiva al corpo.
Madeleine Vionnet, abito da sera, 1918-19. A destra abito da sera, inverno 1920, Parigi, Les Arts Décoratifs, Musée de la Mode et du Textile, collezione UFAC. La robe “quatre mouchoirs” è confezionata in crêpe di seta avorio
Il taglio in sbieco che cominciò da qui ad utilizzare prevede che la stoffa venga usata in obliquo invece che secondo il senso della tessitura (drittofilo).
Madeleine Vionnet, abito da sera, in “Vogue France”, ottobre 1935, foto Horst P. Horst
Anche se Vionnet negò sempre la maternità dell’invenzione che di fatto era già utilizzata nell’ottocento per realizzare colletti e cuffie, fu la prima stilista ad utilizzarlo per la realizzazione di abiti interi.
Altro elemento che utilizzò moltissimo fu quello geometrico, la chiave fondamentale della sua idea creativa.
Le figure geometriche che utilizzò nel taglio garantivano un effetto mai visto prima, portando gli abiti ad avere una complessità straordinaria (per certi versi quasi impossibile da comprendere) e una fantasia minimale che sfociava in leggi matematiche precise.
Madeleine Vionnet, abito da sera
Una delle particolarità della filosofia di Vionnet fu quella di utilizzare un manichino per la realizzazione dei vestiti e solo in seguito creare uno schizzo dell’abito. In questo modo e lavorando in maniera privata in una stanza separata, riusciva a creare abiti che si adattassero perfettamente al corpo, lasciandolo libero di muoversi e creando anche una sfarzosità minimal che viene ricercata anche al giorno d’oggi.
Madeleine Vionnet al lavoro sul suo manichino
Famosissime furono le realizzazioni delle sue rose, realizzate utilizzando precisione e ripetizione, in maniera meccanica, per renderle tutte uguali e il più possibile verosimili ai fiori.
Madeleine Vionnet, cappa da sera con rose, 1921 Parigi, Les Arts Décoratifs, Musée de la Mode et du Textile, collezione UFAC. La fotografia si trova in uno degli album di copyright della Maison Vionnet
Negli anni ’30 il metodo Vionnet divenne famoso anche oltreoceano, dove venne valorizzato dalle dive Hollywoodiane che indossavano ora abiti a sirena realizzati proprio attraverso il taglio in sbieco. Questo modello classico serviva a far emergere tutta la potenza seduttrice del corpo della diva rendendo però facile la recitazione.
Sempre negli stessi anni introdusse anche la gonna ampia, un nuovo modello che piacque moltissimo a Hollywood che la incorporò insieme allo sbieco e alla forma a sirena. I tessuti che vennero utilizzati erano estremamente delicati e decorativi. Il crêpe Rosalba di Bianchini-Férier, il crêpe Romain o quello broccato aux tonneaux di Ducherne divennero il simbolo della maison.
Madeleine Vionnet, abito da sera, estate 1938 New York, The Metropolitan Museum of Art. Il modello, di Crêpe di seta avorio, è ricamato ad applicazione di frange in tinta che formano un disegno a festoni
La popolarità di Vionnet rimane tale anche per la sua personalità vivace e distante dalla mentalità del tempo. Un’innovatrice a tutti gli effetti fu anche portavoce dello stare bene con sé stesse e andò contro le imposizioni dietetiche che ancora oggi son presenti.
Come disse in una celebre frase:
“In fondo, non ho avuto che una cosa da soddisfare nella mia vita, la mia indipendenza”.
Madeleine morì all’età di 99 anni e rimane un faro per la moda internazionale e una grandissima voce innovativa per la società.